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Il lettore di giornali, l’edicola di Renato Guttuso

Inserito in Contemporanei

La dimensione urbana viene attentamente indagata da Renato Guttuso, alla fine degli anni cinquanta, per rappresentare  momenti di vita collettiva, siano essi di svago come in Gita in vespa, 1957, o di incontro come ne la Strada, 1956, nei quali emerge la condizione anonima e alienata dei cittadini, cui però l’artista è esistenzialmente vicino.

La dimensione urbana viene attentamente indagata da Renato Guttuso, alla fine degli anni cinquanta, per rappresentare  momenti di vita collettiva, siano essi di svago come in Gita in vespa, 1957, o di incontro come ne la Strada, 1956, nei quali emerge la condizione anonima e alienata dei cittadini, cui però l’artista è esistenzialmente vicino.

Il lettore di giornale, in particolare, compare come un protagonista della vita quotidiana, cui Guttuso, com’era già successo per i fumatori, conferisce spessore elevandolo a simbolo dell’uomo sociale collettivo, colto in un momento di solitudine. Una sensazione cui cerca di sfuggire entrando in contatto, attraverso il quotidiano, con gli eventi, con il mondo in tutti i suoi aspetti. 

Nell’intenso Uomo che legge il giornale, 1964, i vestiti del lettore sono percorsi da movimenti serpentinati, coerenti con le onde impresse alle pagine del giornale, che stringe tra le mani, una perfetta sintonia tra le notizie apprese e le emozioni provate.  

L’attenzione rivolta al lettore di giornale trova, nella ispirazione guttusiana, un parallelo nella raffigurazione di un oggetto della realtà quotidiana sociale: l’edicola. 

Il chiosco dei giornali, tappezzato dai rotocalchi con le copertine squillanti di colori accesi, rappresenta l’immagine stessa della stampa, dei mas-media, ed esercita un fortissimo potere di attrazione visiva; un aspetto dell’iconosfera quotidiana, che si contrappone all’impegno solitario e classista che pervade il lettore di giornali.  

La scelta del tema dell’edicola e le modalità di esecuzione denunziano l’attenzione con cui Guttuso registra le sollecitazioni provenienti dal movimento della Pop Art. “Un’indubbia apertura -afferma Enrico Crispolti- verso quella tematica dell’ottica della contemporaneità quotidiana urbana che il Pop Art veniva allora a sollecitare in Italia: clamorosamente affermatosi come problema di nuove  prospettive e disinvolture operative, in certo modo di “realismo”, a livello di grande pubblico nella XXXII biennale del 1964…”

I collages dei frontespizi dei giornali e delle copertine dei settimanali, che appaiono nelle tele di grande dimensione, di chiara derivazione pop, sono alternati a larghe campiture cromatiche, che costituiscono nella loro deflagrazione di colori ( rosso, arancio, bleu,etc.) e nei pochi segni di pennello nero, la rappresentazione di copertine e  giornali.

La perfetta sintonia tra collage e apporto coloristico, produce una dimensione più realistica di quella determinata dal solo uso del collage,  che colpisce in modo più incisivo l’immaginazione dello spettatore, così come nel quadro dal titolo Edicola

Guttuso da sempre attento a cogliere, interpretare i nuovi fermenti artistici è particolarmente interessato alla Pop art. “Dopo il cubismo (che fu la prima grande rivoluzione capace di mettere in crisi una certa concezione della visualità) – afferma l’artista - le cose si sono trascinate, di sussulto in sussulto, fino ad oggi.” “L’umanità ha bisogno di concretezza, respinge i fantasmi e respinge l’informe, ha bisogno di forme sicure e significanti. L’umanità ha bisogno delle cose. I filosofi dicono delle cose stesse. Ebbene i pop rispondono a questa esigenza.” L’artista apprezza, della rivoluzione Pop, la capacità di infrangere, “con il metodo dell’avanguardia” le certezze di quell’avanguardia, rappresentata “dalle varie forme di arte astratta che si sono succedute dopo questa guerra”, che avendo esaurito il loro corso e la loro spinta iniziale si sono trasformate in stanchi formalismi.

L'edicola prima e dopo il restauro

La scultura

 “L’uomo che legge il giornale continuava ad occuparmi la mente, era un personaggio della mia esistenza- dichiara angosciato l’artista in una intervista a Libero Bigiaretti- ma non mi sentivo di dargli sostanza, appunto, nei limiti del bidimensionale, di affidarlo alla definizione del segno, alla allusività del colore” 

La bidimensionalità delle tele diviene per Guttuso improvvisamente angusta per proseguire nella riflessione; la scultura, mai praticata fino ad allora né più ripresa,  gli consente di sviluppare quel forte senso plastico, già presente nei suoi dipinti, in un oggetto tridimensionale. 

L’avvio di tale attività coincide con il trasferimento dallo studio di Via Cavour  a quello a Palazzo del Grillo dotato di un grande salone dai soffitti altissimi e dalle ampie vetrate.

L’artista, espertissimo nel mestiere di pittore, deve adesso  confrontarsi con una nuova tecnica e, prima di iniziare, chiede consiglio allo scultore Marino Mazzacurati, cui lo legava una grande amicizia. Guttuso, pur accogliendo i suggerimenti di Mazzacurati, li adatta alle sue intenzioni, contastando talvolta il rigore dell’amico.

Il lettore viene modellato con il gesso e la statua viene armata con una struttura interna tradizionale, l’artista però, per ottenere un effetto di maggiore realismo utilizza vestiti veri: “In parte- racconta   sempre a Libero Bigiaretti -  sono reali, sono pezzi che ho inserito, applicato, rimodellato. Che ho cucito addosso al mio uomo. Anche le scarpe. Mi sono servito di scarpe vere, come ossatura, come supporto al modellato.” Un collage che non si limita al vestiario ma prosegue con l’elemento più importante, il giornale, costruito utilizzando i flani, le matrici di cartone su cui si imprime la composizione  della pagina.

La definizione dell’edicola, che verrà inclusa nell’unico gruppo scultoreo, è inizialmente limitata a piccoli modelli di legno dipinto e di cartone che cresceranno progressivamente, con le relative costruzioni in gesso, fino a sovrastare il lettore. 

Il bianco della statua e quello dell’edicola, attirano l’artista che in attesa della fusione, prova sul gesso le variazioni cromatiche con cui ha intenzione di dipingere il bronzo. 

La statua, dopo la fusione, torna a Palazzo del Grillo per essere dipinta e l’artista, immortalato dagli scatti di Mario Schifano, si accanisce sulle superfici irregolari, e spesso scabre, per riprendere, attraverso il colore, il controllo dell’opera. Sono colori forti, squillanti, quelli delle riviste che tappezzano l’edicola, mentre un colore scuro avvolge il lettore e i sampietrini, tra i quali emerge un tombino con la scritta S.P.Q.R.

La quadriennale

L’Edicola, presentata, nel 1965, alla Nona Quadriennale ed esposta nella rotonda del Palazzo delle Esposizioni, riscuote subito un grande successo, non solo sulle riviste italiane ma anche su quelle straniere, divenendo l’immagine simbolo della manifestazione. 

Jeanne Molli, che ha avuto la possibilità di vedere in anticipo l’opera in studio, pubblica a tutta pagina, L’Edicola sul New York Herald Tribune,  chiedendosi se la scelta di rappresentare un lettore di giornali non possa costituire una moderna versione del Pensatore di Rodin.

Si tratta “di un’opera capitale dell’artista,” scrive Carlo Ludovico Ragghianti “anche perché in scultura Guttuso ha potuto più radicalmente e pienamente avventare la sua creazione sullo spettatore, con un imperio che poi rappresenta la forza espressiva che ha conquistato, e che non sentiva più sufficiente quale emanava dalle pure incombenti superfici dipinte.” “E forse quest’opera,” – prosegue il critico -“per l’intuizione profonda oltre ogni intento e destinazione postumi, resterà emblematica di un tempo in cui la moltiplicazione dei mezzi informativi e audiovisivi della civiltà non elimina l’impeto fanatico e le energie elementari, che in un nodo esplosivo di contraddizioni sprigiona questa allucinante figura di Lettore.”

Milton Glendel, il famoso fotografo e critico, su Art News, dedica un grande spazio alla scultura nell’ambito della recensione sulla manifestazione romana.

Il materiale scelto dall’artista per la fusione, il bronzo, lascia perplesso Giuliano Briganti: “Nel pavimento di selci e nel chiusino stradale (in realtà di bronzo) tale ‘nobile materia’ è intelligentemente piegata, con l’evidenza del calco, ad un’evocazione oggettiva impressionante, quasi pop, che vive ancora nelle cuciture dei ‘blue jeans’ ma il giornale si spiega con una ricchezza di chiaroscuri barocchi cui il bronzo conferisce un aspetto vagamente berniniano, monumentale.” La testa del lettore, dove il bronzo appare al naturale con la lucidatura della fonderia, è la parte che affascina Briganti: “La testa, vera e ingrata, è degna del Guttuso migliore” mentre “la fusione  nulla giova alla preponderante quinta dell’edicola che immaginerei meglio, trattandosi di un vero colorista quale è Guttuso, in latta colorata, o che so io. Qualcosa di più vivo e moderno, insomma, di meno ‘imperituro’. ” 

Nel 1966 la scultura, destinata al Salon de Mai di Parigi, appare in due pagine, una in bianco e nero e una a colori, nella rivista Paragone, commentata da Roberto Longhi. Il tema dell’edicola lo attrae fin dai “dipinti preparatori, mostratimi a Roma,” [che] “lasciavano presagire che anche il gruppo ‘plastico’ al naturale sarebbe finito a quel modo, investendosi di colore e così alleviando la ‘lettura dei giornali di bronzo’ di cui qualche amico parlava con una certa apprensione.” Longhi apprezza particolarmente che la statua sia stata dipinta perché “ la scultura attende, invoca, provoca il colore, non c’è scampo. Solo il neoclassicismo ha potuto credere il contrario. Ma Guttuso non ha nulla di Tenerani e neppure di Canova.” 

Fabio Carapezza Guttuso

 
 Enrico Crispolti,  Introduzione a Guttuso, in Catalogo Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso, vol. lI, Giorgio Mondadori, Milano, 1984.
 Andrea Barbato, A che punto è la polemica figurativa in Italia, Renato Guttuso, “L’Espresso”, Roma, 5 luglio 1964.
 Libero Bigiaretti, Guttuso scultore, “ Successo”, Milano,1965.
 Jeanne Molli, Art in Rome has gone under water, New York Herald Tribune, European edition, Paris, 17 agosto 1965.
 Carlo Ludovico Ragghianti, Renato Guttuso pittore e scultore, “la Stampa”, Torino, 6 luglio 1966.
 Ibidem.
 Milton Glendel, Rome, “Art News”,v.65, New York, marzo, 1966. 
 Giuliano Briganti,  La IX quadriennale di Roma. Guttuso vende giornali di bronzo“L’Espresso”, Roma, 26 dicembre 1965.
 Ibidem.
 Roberto Longhi, L’edicola di Guttuso al salon de mai,  “Paragone”, n.197, Arnoldo Mondadori editore,  Luglio, 1966, pp 71 72, Ripr. bn. p. 64, col. p. 65. 

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