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Una vita per il restauro: l'impegno di Giuseppe Basile

Inserito in In memoria

Annali dell'Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli fondata da Giulio Carlo Argan

Premessa di: Cettina Mangano e Sara Parca (Associazione Bianchi Bandinelli)

 

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Premessa
Cettina Mangano, Sara Parca (Associazione Bianchi Bandinelli)

Questo volume raccoglie gli atti del convegno dedicato alla memoria di Giuseppe Basile (1942-2013), organizzato dall’Associazione Bianchi Bandinelli nella giornata del 10 dicembre del 2014, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e l’Istituto Centrale per la Grafica.

Accanto agli interventi dei relatori, in appendice vengono pubblicate alcune testimonianze di amici, colleghi e allievi che a loro volta contribuiscono a ricostruire, sia pure parzialmente, la vasta rete di relazioni personali e professionali tessuta da Pippo – così lo chiamavano i suoi amici – nel corso di un’esistenza dedicata con passione e serietà al Patrimonio Culturale.

Di Giuseppe Basile, castelvetranese di esile aspetto ma robusta levatura intellettuale, emerge con tutta chiarezza il triplice ruolo che egli ha saputo assumere nella storia della cultura degli ultimi quarant’anni: anni di profonde trasformazioni politiche e di difficili congiunture storiche, segnate da innumerevoli cambiamenti di Governo e da diverse riforme nell’ambito dei Beni Culturali. Ne viene ricordato infatti il ruolo di appassionato educatore dei giovani, dagli incarichi di insegnamento nelle scuole superiori a professore nella Scuola di Specializzazione in Storia dell’arte dell’Università di Roma “La Sapienza” a docente presso l’Istituto Centrale per la Conservazione e il Restauro (ISCR): anni di semina instancabile, ottimisticamente protesa verso il futuro nonostante l’incertezza del presente. Si ricorda inoltre il suo impegno intrepido e rigoroso come funzionario dello Stato, dal 1976 al servizio dell’ISCR, alle prese con un lavoro che lo vedrà protagonista fino al collocamento a riposo nel 2009 (ma che, dal 1978 al 1988, non gli impedì di svolgere funzioni vicarie di storico dell’arte presso la Soprintendenza del Molise).

Quello che di certo è stato il suo contributo più grande alla storia della nostra cultura, infine, è la sua attività di regista del Restauro: allievo di Cesare Brandi a Palermo, laureato nel 1964, diverrà l’infaticabile apostolo della disciplina e del rigore critico e metodologico del suo maestro nel mondo, facendosi a sua volta propugnatore della traduzione della Teoria del Restauro in moltissime lingue, tra cui il giapponese, il cinese e l’arabo.

Attraverso la lettura degli interventi presenti nel volume si passa in rassegna buona parte della carriera direttiva di Basile, i lavori di restauro più importanti che ha seguito con occhio vigile e competente: affreschi, mosaici, sculture, opere polimateriche, testimonianze fondamentali per la storia dell’arte. Dagli estesi cicli pittorici murali nei cantieri degli anni Ottanta, come quello della Cripta di Epifanio a San Vincenzo al Volturno piuttosto che di Giulio Romano al Palazzo Tè di Mantova, ai delicatissimi interventi romani degli anni Novanta come quelli della cappella del Bagno di Santa Cecilia in Trastevere o della Madonna della Clemenza nella cappella Altemps, fino alle opere di arte contemporanea, come quelle della Fondazione Burri a Città di Castello. Ovunque è un cantiere in cui l’approccio interdisciplinare dello storico dell’arte Giuseppe Basile è una delicata regìa tra diagnosti, restauratori, chimici, allievi ed esperti scientifici. E in questo non facile dialogo tra le discipline è tutta la fun- zione civile, educatrice e sociale che Basile ha saputo trasmettere. Come non menzionare in questo contesto la colossale opera svolta nelle diverse emergenze scattate in occasione dei gravi danni causati dai terremoti: il Friuli nel 1976 e Assisi nel 1997. Del lavoro svolto ad Assisi, è insito nella scelta stessa del titolo dato alla pubblicazione Il cantiere dell’utopia, apparsa nel 1998, il titanico tentativo della difficile impresa di ricollocare in situ le migliaia di minutissimi frammenti murali staccati, impresa che invece vedrà la sua realizzazione come indica il nuovo titolo Dall’Utopia alla realtà, pubblicato alla fine del 1999, nei quindici opuscoli dedicati alla tenacia, alla presenza costante e al corale impegno altamente qualificato con cui si è arrivati alla ricollocazione sulle volte della basilica assisiate dei pannelli ricomposti.

Non ci sfuggirà infine nell’operato di Basile il suo impegno pioneristico nel campo della promozione mediatica. Figlio del proprio tempo, egli come pochi altri suoi contemporanei ha saputo leggere e interpretare precocemente l’importanza e la necessità di raggiungere il pubblico attraverso le tecnologie più avanzate della comunicazione di massa: la televisione, i documentari, le videoriprese informatiche, internet. Anticipando i tempi, ci ha trasmesso l’importanza del diritto alla cultura come diritto di cittadinanza.

Ed è in punta di piedi, invece, e quasi silenziosamente che ha portato avanti una delle sue ultime battaglie, questa volta in campo sociale e solidale, la fondazione del Museo dell’emigrazione a Lampedusa. Anche questa una storia intessuta di frammenti da ricollocare, questa volta però frammenti testimonianti vite spezzate in attesa di una “ricostruzione” o di un recupero alla memoria (biglietti, fotografie, documenti, utensili, scarpe…), per restituire dignità ai migranti annegati o sopravvissuti ma espulsi dalle autorità. Pippo è mancato ma il progetto, grazie alla semina, è in corso d’opera.

Siamo onorate di essere curatrici di questo annale dedicato a Giuseppe Basile, anche in quanto sue allieve e amiche. Subentrato a Michele Cordaro dal 1991 nell’insegnamento di Storia del restauro al corso di Specializzazione in Storia dell’arte medievale e moderna all’Università di Roma “La Sapienza”, Basile ha sempre coinvolto gli specializzandi nella visione dei cantieri di restauro in corso. Così ci ritrovammo anche noi due sui ponteggi di Assisi e poi di Padova, a tu per tu con Giotto; discenti nelle lunghe lezioni che egli teneva alle 15:00 del pomeriggio nelle aule buie dell’università, illuminate a tratti dalle diapositive che proiettavano immagini sui diversi e a volte controversi casi di restauro. Lavoravamo come collaboratrici presso dell’ISCR, quando abbiamo condiviso con lui la mobilitazione in difesa della sede storica dell’Istituto (ospitata sin dalla fondazione di Brandi e Argan nel convento di San Francesco di Paola) con lo slogan Restauro fatto a pezzi, per evitare lo sfratto e l’abbandono dell’edificio. E fin dall’inizio abbiamo lavorato al suo fianco per la fondazione e l’organizzazione dell’Associazione “Amici di Cesare Brandi”, nata nel 2006, in occasione del centenario dalla nascita del grande studioso, al quale sono stati dedicati convegni, libri, traduzioni, lezioni e altre attività, tutte occasioni in cui la grande passione di Giuseppe Basile per il Patrimonio Culturale prorompeva dal suo carattere ruvido e a tratti scontroso.

Ringraziamo Rosalia Varoli Piazza per il suo fondamentale contributo all’organizzazione del convegno. Desideriamo inoltre ringraziare Vita Basile, protagonista discreta accanto al marito di tante battaglie culturali, che con pazienza ci ha accompagnato nella pubblicazione di questo volume.

 

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