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Padova - Giotto protagonista del 2002

Inserito in 2002

Padova, 21 22 e 23 novembre 2002

dopo il restauro degli affreschi della Cappella degli Scrovegni,
e il “miracolo” della ricomposizione dei frammenti della vela di S.Girolamo ad Assisi,

A PADOVA UN CONVEGNO INTERNAZIONALE SUL GRANDE MAESTRO Abbazia di Santa Giustina, 21, 22 e 23 Novembre

ANATOMIA DI UN’OPERA D’ARTE: I SEGRETI DELLA PITTURA DI GIOTTO

Dopo il restauro degli affreschi della Cappella degli Scrovegni, a Padova, che ha fatto “scoprire” un Giotto maestro del colore oltre che della forma, attento ad ogni particolare che rendesse la sua pittura simile al vero (dalla tecnica dello stucco lucido per i finti marmi ai rigagnoli di lacrime sui volti delle madri della Strage degli Innocenti); dopo il “miracolo” degli 80mila frammenti in cui si era sbriciolata la vela di S.Girolamo per il terremoto del ’97, recuperati, ricomposti, restaurati e ricollocati alla volta della prima campata della Basilica Superiore di Assisi; Giotto sarà ancora al centro dell’attenzione degli esperti e degli appassionati d’arte di tutto il mondo.

Questa volta però, i riflettori non saranno puntati direttamente sui suoi capolavori, ma sui segreti, sulla straordinaria abilità, sulle raffinatissime tecniche del maestro che li ha resi possibili.

Se ne discuterà a Padova, all’Abbazia di Santa Giustina, in un Convegno internazionale che vedrà riuniti per tre giorni, dal 21 al 23 novembre, i principali studiosi nazionali e internazionali del sommo artista. L’iniziativa è stata organizzata dall’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) artefice dei restauri giotteschi di Padova e di Assisi, dal Comune di Padova, dalla Soprintendenza per i Beni architettonici ed il paesaggio del Veneto Orientale e dalla Soprintendenza del Veneto per il Patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico. Hanno collaborato l’Opificio delle Pietre Dure, l’Iccrom, la Scuola Normale Superiore di Pisa, la Pontificia Commissione per i Beni culturali della Chiesa, il Sacro Convento di S.Francesco ad Assisi, il Convento di S.ta Croce a Firenze, la Basilica di S.Antonio a Padova, l’Abbazia di S.ta Giustina a Padova.

Tra i partecipanti Poeschke, Gardner, Bellosi, Castelnuovo, Boskovits, Tomei, Cozzi, Rosenauer, Jacobus, Pace, Leone de Castris, Flores D’Arcais, Hueck, Spiazzi, Romano Bellinati, Bonsanti, Tsuji.

Dunque, dopo il “meritato” clamore dei restauri, una pausa di riflessione e di studio su Giotto, in una sorta di excursus a 360 gradi su tutto il suo percorso artistico, dai cicli di Assisi, a quelli di Padova fino alle opere estreme.
Come il Giudizio Universale, l’Inferno, le Storie della Maddalena e di S. Giovanni Battista e i dipinti murali al Bargello di Firenze, ultime opere di Giotto, che l’artista ebbe solo il tempo di iniziare perché morì immediatamente dopo (gennaio 1337).

Passando attraverso i dipinti murali nella Sala capitolare del Convento francescano di S. Antonio a Padova, ricoperti nel corso dei secoli da altri dipinti murali e parzialmente

scoperti nell’Ottocento, oggi ne sono visibili alcuni frammenti, con la Stimmatizzazione di S. Francesco, il Martirio dei Francescani a Ceuta, la Crocifissione, le Teste di profeti.
Le fonti antiche ci informano che Giotto lavorò al Santo prima della Cappella Scrovegni, per cui l’impegno è quello di riportarne in vista il più possibile e di capire, anche alla luce degli elementi di tecnica esecutiva, se si tratta di opere autografe del maestro o no.

E ancora: i dipinti murali con le Storie di S. Giovanni Battista e di S. Giovanni Evangelista nella Cappella Peruzzi della chiesa francescana di S. Croce a Firenze, del 1315 circa. O, sempre a Santa Croce, le Storie Francescane che decorano la Cappella Bardi, databili al 1320 circa. I dipinti delle 2 cappelle erano stati scialbati nel Settecento, liberati dallo scialbo nell’’800 e poi restaurati varie volte e infine subito dopo la 2° Guerra mondiale.

Infine, verranno analizzati attraverso documenti d’archivio, indagini di carattere storico e le scarse tracce rimaste, per lo più indirette, i soggiorni napoletani e milanesi del maestro: a Napoli, fu nominato da Roberto d’Angiò suo “familiare” , riconoscimento straordinario per un artista a quell’epoca; a Milano Giotto lavorò per i Visconti.

Strettamente legato a questo tema del convegno sarà un’analisi delle tecniche pittoriche di Giotto agli Scrovegni, condotta alla luce delle più avanzate metodologie e tecniche scientifiche, quali misure di fluorescenza ai raggi X dispersiva in energia (EDXRFS), misure spettrocolorimetriche e spettrofluorimetriche, pirolisigascromatografia.

Ciò ha consentito di appurare senza dubbio che Giotto non ha usato polvere di marmo nell’intonaco e che pertanto la sua compattezza è frutto di una tecnica di lavorazione particolare mediante battitura e lisciatura della malta tanto che vi si possono leggere le impronte dei polpastrelli; che egli per i finti marmi ha impiegato la stessa tecnica degli antichi pittori Romani e che in tutti i casi in cui riteneva più opportuno servirsi della biacca per fare i colori bianchi ha usato l’olio come legante (e pertanto, a differenza che ad Assisi, non si notano le tipiche alterazioni in scuro).

Padova

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