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La cappella degli Scrovegni - la struttura della rappresentazione

Inserito in Cappella degli Scrovegni

Giotto sovrappone all’architettura reale dell’edificio una propria architettura finta, immaginando una sorta di arca in muratura alla cui base sta lo zoccolo in finti marmi intramezzati dai finti rilievi dipinti con le raffigurazioni allegoriche dei Vizi e delle Virtù e poi aperta, man mano che va su, da una serie di “finestre”, quadrate quelle più grandi e mistilinee le più piccole, culminanti nelle due enormi aperture che, in alto, lasciano vedere il cielo popolato di stelle e pianeti.

Giotto sovrappone all’architettura reale dell’edificio una propria architettura finta, immaginando una sorta di arca in muratura alla cui base sta lo zoccolo in finti marmi intramezzati dai finti rilievi dipinti con le raffigurazioni allegoriche dei Vizi e delle Virtù e poi aperta, man mano che va su, da una serie di “finestre”, quadrate quelle più grandi e mistilinee le più piccole, culminanti nelle due enormi aperture che, in alto, lasciano vedere il cielo popolato di stelle e pianeti.

Dietro ognuna di queste “finestre” Giotto colloca una mezza figura sacra ovvero un episodio della storia della umana  Salvezza, e dietro a tutto, onnipresente fuorchè in corrispondenza dell’Inferno, un fondo azzurro, quasi una enorme sfera di cristallo che tutto ingloba e che costituisce nello stesso tempo come una quinta teatrale.
Si tratta pertanto di una serie di vere e proprie Sacre Rappresentazioni, con personaggi “viventi” che recitano su un proscenio il cui spazio tridimensionale viene delimitato da una quinta azzurra ed inquadrato da una cornice (o da una doppia fascia colorata) a meglio definire, mettendola a fuoco, quella determinata parte della realtà che si intende evidenziare.
Giotto anticipa in questo modo intuitivamente l’organizzazione “prospettica” dello spazio che sarà codificata un secolo più tardi da Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti e che nella Cappella non è limitata ai cosiddetti “coretti” ma interessa tutta la decorazione. Per meglio dire Giotto dimostra anche sotto questo aspetto di sapere padroneggiare tutti i mezzi offertigli dalla cultura del suo tempo, tanto che impiega contestualmente la più tradizionale prospettiva invertita ( per esempio nell’Annunciazione) ottenendone risultati complessivamente più ricchi e pregni di futuro.
Del resto  è indicativo il modo in cui Giotto utilizza nella Cappella elementi già sperimentati altrove. Mi riferisco alle mensoline che chiudono in alto lo zoccolo, che ad Assisi sono organizzate prospetticamente campata per campata mentre qui si dispongono in modo ortogonale a chi guarda a metà di ognuna delle due pareti, in corrispondenza della Giustizia e, rispettivamente, dell’Ingiustizia.
 

Il restauro della cappella degli Scrovegni

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