La storia conservativa documentata della Cappella – come è noto – risale a 2 secoli fa, ma per arrivare all’ultima fase, cioè quella attuale, è necessario partire dal sisma del Friuli (1976), che, riaprendo vecchie lesioni, spinse l’allora Ministero per i Beni culturali e ambientali a coinvolgere l’Istituto centrale del restauro nel compito di occuparsi di Giotto.
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Venerdì 14 novembre
Aula Magna dell’Università degli Studi della TusciaAlberto Argenton Università degli Studi di Padova, Giuseppe Basile Istituto Centrale per il RestauroLinee di convergenza fra la teoria del restauro di Cesare Brandi e la psicologia dell’arte
L’intento del nostro contributo è di illustrare le convergenze concettuali, metodologiche e applicative fra alcuni aspetti fondanti la teoria del Restauro di Cesare Brandi e quelli pertinenti al filone di ricerca – prevalentemente di impronta gestaltista e il cui massimo protagonista è Rudolf Arnheim – che si è occupato e si occupa della psicologia della percezione delle arti visive e che fa capo all’ancora più ampio e generale settore di studio della Psicologia dell’arte.
La storia più recente della Cappella Scrovegni rappresenta – al di là dell’importanza del monumento – un’esperienza di grande interesse anche sotto l’aspetto più specifico dell’iter procedurale a carattere strettamente tecnico (quindi non amministrativo etc.).
Nel 1982 vedeva la luce il volume Giotto a Padova, destinato a segnare una svolta fondamentale rispetto al modo tradizionale di intendere e fare restauro.
La produzione artistica sul territorio del nostro Paese si caratterizza per l’intensità, la diffusione e l’ininterotta continuità: condizione, quest’ultima, di grande privilegio, come risulta se si mette a confronto la nostra con altre non meno grandi ma sfortunate civiltà artistiche (per es. la greca), giunte fino a noi con vuoti incolmabili.
Convegno internazionale
DEL AYER PARA EL MAGNANA - AVILA, 19 – 21 de noviembre de 2003Giuseppe Basile
Cercherò di riassumere in breve un lavoro che dura dalle ore immediatamente successive al terremoto del 26 settembre 1997 ed ancora oggi non è stato portato a termine soprattutto per la novità e le dimensioni dell’intervento.
In realtà bisogna distinguere tra l’intervento di salvataggio e restauro dei dipinti murali rimasti in situ e l’intervento di recupero, ricomposizione, restauro e ricollocazione dei dipinti murali crollati dalla volta della Basilica Superiore e ridotti in minutissimi frammenti.
Quella dell’Istituto, a definirla molto brevemente, è stata un’attività volta essenzialmente a costituire e fornire esempi di corretto procedimento metodologico e annessi casi di soluzione concreta di problemi operativi.
Un impegno da subito individuato (in buona o cattiva fede) come fuori tema in ossequio al principio di una (presunta) alterità del restauro degli strumenti musicali ( e degli “strumenti” in generale) rispetto al restauro della generalità di tutte le altre classi di manufatti a carattere storico-artistico e quindi – per dirla in soldoni – come un intollerabile sconfinamento di campo.
- Uno scritto di Cesare Brandi sui principi ispiratori della scuola dell'Istituto Centrale del Restauro
- EXCELLENCES ITALIENNES: ART ET RESTAURATION - POURQUOI GIOTTO?
- Materia, forma e "unità potenziale" nel restauro
- Il sorriso di Giotto e altre storie
- LEONARDO, L’Ultima Cena. Indagini, ricerche, restauro