La caratteristica principale di Giotto sembra essere quella di sapere osservare con incredibile capacità di penetrazione la realtà in tutti i suoi aspetti in funzione della sua rappresentazione artistica e di essere riuscito a mettere a punto gli strumenti idonei a raggiungere lo scopo, sia sul piano formale che su quello tecnico.
Cappella degli Scrovegni
dipinti murali e dipinti su tavola di Giotto,
I materiali costitutivi sono molto comuni: per il supporto si utilizzava calce, sabbia e a volte polvere di marmo o pozzolana; per il colore pigmenti quasi esclusivamente di origine minerale e pertanto ricavati con procedimenti piuttosto elementari sotto l’aspetto tecnologico (fondamentalmente frantumazione e riduzione in polvere del minerale), salvo i casi di pigmenti di origine organica (nero di vite o d’avorio, lacche) o ottenuti artificialmente (biacca, cinabro, etc.). Anche gli attrezzi di lavoro erano assai semplici: filo a piombo, compasso, stecca, fratazzo, cazzuola, cucchiarotto.
Giotto sovrappone all’architettura reale dell’edificio una propria architettura finta, immaginando una sorta di arca in muratura alla cui base sta lo zoccolo in finti marmi intramezzati dai finti rilievi dipinti con le raffigurazioni allegoriche dei Vizi e delle Virtù e poi aperta, man mano che va su, da una serie di “finestre”, quadrate quelle più grandi e mistilinee le più piccole, culminanti nelle due enormi aperture che, in alto, lasciano vedere il cielo popolato di stelle e pianeti.